ssshh..
questo silenzio è necessario -perchè i draghi addormentati non si sveglino.
questo silenzio è naturalezza -quella di un gioco di sensi ad incastro che finalmente riesce benissimo.
questo silenzio è assenza -perchè le parole sono un peso non più trascinato.
questo silenzio è presenza -perchè si sente.
[non credo certo di essere vicino alla felicità ma sto bene; mi sento più quieto e luminoso ora che non ho più pesi attorno al cuore che gettano ombre sulla mia vita. quella sensazione che non so dire eppure conosco bene, nessun pensiero brutto, qualche brivido; basta questo e molte cose sembrano acquistare il giusto posto. adesso, per la prima volta dopo tanti anni, sento che i meccanismi immobili cominciano a muoversi con violenza ed ostinazione. sto diventando visibile.]
cinque -e non più di cinque,
e uno solo per legarli insieme.
cinque -e non più di cinque,
cavalcati con facilità disarmante.
on air: melodium- i'm not already dead
nostalgia artificiale inversa
quel posto ha colori tenui e silenzi che non angosciano. ci si perde con una facilità estrema e quasi nessuno sembra conoscere lo stress. ho viaggiato su treni stupendi e puntualissimi, visto montagne enormi e minuscoli ruscelletti, vallate vergini di qualsiasi rumore molesto e locali che profumano di cioccolata. e poi quei giardini che svuotano la mente e ogni cosa assomiglia alla pace mentre la modernità riempie la testa di immagini, luci, colori. qui ho avuto voglia di vedere tutto, di assaggiare ogni cosa, di curiosare in ogni angolo. qui ho assistito a molta bellezza: nell'ordine, nel cibo, nei paesaggi, nelle vetrine dei negozi, negli allestimenti delle mostre, nella cura dei grandi musei come del vicolo più nascosto. camminare nella folla con le cuffie nelle orecchie e non avere ansia nell'essere in mezzo a tanta gente -con le gambe stanche e un sorriso finalmente lieve sulla faccia.
il sonaglio diffonde l'ossigeno necessario
controllo ematico regolato: si, come no..
[.infetto.vale.lo.stesso.di.condannato?.]
on air: alanis morissette - uninvited
July
un caldo che quasi costringe all'immobilità mentre l'aria diventa liquida e incandescente. un'estate violenta che sa scaraventare a terra mentre mi organizzo e raccolgo i pezzi rimasti. ho tempo e modo per decidere e levigare una mancanza che è diventata voragine -e settembre sarà giudice. il mio futuro non è mai stato cosi chiaro, almeno una volta; almeno per un mese; almeno per errore.
ma Luglio non è solo consapevolezza di una responsabilità a cui non posso più sfuggire, è anche un sole che accarezza e un progetto nuovo che emoziona sempre di più -questo Luglio è cosi; sa essere anticipatore e dimensione sospesa tra il dovere di un appuntamento a cui stavolta non mi è consentito mancare e il sapore di queste bollicine nell'anima che vorrei far durare più a lungo possibile.
questo Luglio, infine è anche un viaggio oltralpe che farò prestissimo e che è il regalo più bello e insperato di questa strana estate.
ma per ora poche parole -e una tenuta stagna che incide l'anima con il suo silenzio migliore.
[agli occhi e alla pelle e all'odore che mi lecca i pensieri]
mani alzate
.è.il.segno.della.resa.ai.miei.desideri -e.ai.tuoi.
on air: the raconteurs - steady, as she goes
piante grasse sintetiche
per favore, adesso non ti muovere;
ho bisogno di raggiungere il bordo,
come quando chiudevi gli occhi.
spingi, spingi forte, cazzo, spingi più che puoi in fondo a questo cuore (*)
[guardo il viavai di gente seduto su un muretto con b; camminiamo nella notte e siamo più o meno gli unici passanti di via Mercanti. parliamo di libri, di persone che ritornano, di progetti futuri e coincidenze strane. in casa sto poco, quasi nulla- e quando ci sto ho un libro in mano. sogno il mare, terre lontane -sogno di trovare una tregua con i miei anni, con me stesso, con ogni pesante compromesso. sogno linee curve in un momento in cui ogni cosa è netta -non voglio odiare.]
on air: portishead - sour times
* copyright by kaleidoscopeeyes
camminando tra i draghi addormentati
stamattina mi sono svegliato con un fragore di tuoni e pioggia alla finestra. le gocce rimbalzavano fitte sul vetro del balcone e il cielo era plumbeo- per strada, grandi nuvole nere si riflettevano sui marciapiedi lucidi del centro e raggi di luce improvvisi e obliqui squarciavano il cielo.
stamattina, finalmente, mi sono svegliato tardissimo, con l'i-pod ancora nelle orecchie e la voglia di lavare via questa malinconia inattesa con la pioggia. adesso che non scrivo più sul quaderno, perché non c'è nulla da scrivere, che non leggo più -ma che leggo tanto più per necessità che per voglia. adesso che il nervo è di nuovo scoperto e l'incoscienza ha lasciato spazio alla paura -e quella controfigura virtuale è un virus impazzito. adesso che vorrei essere trascinato fuori da tutto questo ma allo stesso tempo ho bisogno di arrotolarmi nel dolore. adesso che vorrei un inverno freddo invece di questa estate anticipata. adesso che la musica in cuffia è malinconica e pare quasi un segreto vergognoso da nascondere -lasciandone uscire, invece, tanti altri in una sola notte. adesso che mi pare necessario e sciocco il pudore -perché i propri problemi bisogna risolverseli da soli, ma non sempre ci si riesce. adesso che il tempo continua a sfilacciarsi tramutandosi in un mulinello inesorabile. adesso che ritornano quei segnali inquietanti che speravo di non vivere mai più. adesso che non vorrei sentirmi paralizzato com'è già successo e come invece mi sembra di essere. adesso- è il momento in cui spero non di dimenticare, ma di neutralizzare il ricordo; svuotarlo da tutti i suoi lati dolorosi e renderlo mansueto. adesso ho paura che si sveglino i draghi: cammino piano e cerco di non guardare i loro occhi chiusi.
[.ma.quanto.cavolo.ho.sbagliato?.]
on air: afterhours - quello che non c'è
sono giorni in cui aspetto. ho un po' paura e un po' no. un po' di curiosità e un po' di incoscienza. un po' di gioia e qualche momento malinconico. un po' di pigrizia che dura un istante, un po' di stanchezza e un po' di voglia. chissà cosa succederà- se mi stancherà mai questa vita instabile e precaria, se mi sentirò mai davvero libero dal mio passato, se amerò questo equilibrio evanescente. se ci sarà finalmente un posto per ogni cosa e una cosa per ogni posto.
e l'amore? lui dorme- nel suo angolo, se ne sta lì mansueto perché adesso ci sono tante cose più importanti, tante necessità più impellenti e io non voglio svegliarlo. e se poi lui dovesse tornare, io non so mica se avrei tempo- mi dovrebbe promettere di essere un amore così: che non mi toglierà mai un raggio di sole, che non mi spegnerà mai un sorriso, che non mi colpirà alla schiena quando gli volterò le spalle fiducioso. se non sarà qualcosa di intricato e doloroso, se potrò parlarne lievemente, se mi farà sentire sempre calore e mai gelo gli permetterò di tornare- altrimenti mi dovrà stare lontano, senza promesse campate in aria e ma e attese. e le uniche giravolte permesse saranno quelle che stempereranno la vertigine nella morbidezza di un abbraccio.
è il livido che mi lega l'anima-
.prima.o.poi.diventerà.come.
un.vecchio.film.muto.in.bianco.e.nero.
[..e quella scena vista mille volte
continuerà a leccarmi il cuore]
on air: afterhours - pop
dicono che avete sette vite.
[e allora mi piace pensare che questa era solo la prima].
mi piace ricordarti come l'ultima volta che ti ho vista,
sdraiata al sole in tutta la tua regalità sfacciata e prepotente.
mi piace pensare che non sei morta,
ma solo partita per un posto migliore,
un posto tutto per te;
bellissimo e zeppo di quel formaggio che adoravi.
un posto dove potrai curiosare in luoghi meravigliosi
e assaporare cose che mai avresti immaginato.
mi piace chiudere gli occhi e sentirti ancora attorno,
riuscire a ritrovarti ancora nell'aria, nel vento, nell'odore,
nei graffi e nei segni, in luoghi solo nostri,
nelle parole che ti sussurravo; e ritrovarti ancora e ancora
nel mare, nei ricordi, nei pensieri, negli occhi di qualcuno.
questo è quello che mi piace: saperti felice.
quello che spero, invece, è di saperti su una strada di pace.
spero che dove sei ora ti piaccia e ti ci trovi bene..spero che
tu abbia finalmente trovato una casa, in un certo senso
-perchè era di una casa che avevi bisogno.
spero che di tanto in tanto tornerai a trovarmi, spero che tu
possa ascoltarmi, perchè ancora non ho smesso di parlarti;
spero ci sia qualcuno lì ad occuparsi di te..spero
non dimenticherai mai quella sera, la prima carezza, le prime fusa.
ti spero allegra, vispa e curiosa come so che puoi essere.
[ -come so che sei stata].
già mi manchi, bimba..
on air: Sigur Ros - Með Blóðnasir
riassunto delle puntate precedenti: nessuno.
la percezione forma la mente e la guida nel corso del tempo. il tempo, invece, erode la percezione umana ed altera la mente. la mente è capricciosa ed ha vari effetti sulla percezione, sul tempo e su se stessa. il tempo è la chiave che collega le due cose e ne testimonia il loro continuo flusso e riflusso -sperare in un'armonia tra le cose è quantomeno improponibile.
il tempo ha un difetto: non può essere vuoto.
lo spazio, invece, si.
forse è per questo che lo preferisco.
lo spazio vuoto è necessario
per far posto a nuove percezioni.
l'armonia tra le cose, come la mente stessa,
è discutibile.
nel dubbio continuo a ringhiare.
on air: soda caustica - monologo del giorno
insofferente e allergico alla normalità trovo il modo di contare il mio tempo, in questo febbraio breve e sfiancante; decido con passi lenti di segnare un circolo di somiglianze e differenze dentro cui accumulare ogni mancanza che fino ad oggi ho lasciato crescere e diventare erba cattiva attorno ai miei piedi -so di essere sul punto di affrontare un muro granitico di ostinazione e diffidenza ma so anche che non posso concedermi ulteriori prove di resa, ulteriori movimenti troppo leggeri. e allora mi dico che tappe non ne ho, che di passi graduali posso farne a meno -mi dico che optare per una violenza emozionale è la scelta giusta, mentre già cospargo pelle e pensieri con i miei colori più belli. stringo un cuscino al petto, chiudo gli occhi e faccio partire un dvd: parto da un film, parto da quell'amore unico e intenso per il cinema per chiedermi nuovamente se so ancora emozionarmi, se so ancora tremare, se so ancora piangere e sorridere nello stesso istante. di colpo m'accorgo di poter avere paura di queste domande, ma non importa..adesso importa solo quella magia che pare voler ricostruirsi in un attimo -e mi sembra a volte miracoloso e altre atroce che in tutto questo ancora ci sia un angolino per lei.
volano via rapidi questi giorni incredibilmente chiari e a tratti troppo freddi e a volte non sembrano concedermi un attimo di sosta. euforia, malinconia, quiete, irrequietezza, rabbia, gioia- una sequenza di sensazioni che si alternano rapide senza darmi il tempo di metterle bene a fuoco, di analizzarle. mi piacerebbe fissarle su carta per poter creare un grafico dei moti dell'anima e poi progettare questo marzo breve e pieno. ingabbiare le emozioni e riguardarle per capirle e non sentirmi più spaventato da questa girandola frenetica. ma poi so che non si può -e so anche che non c'è nulla di spaventoso, che per come sono fatto non può esserci una pace perenne.
guardo il cielo, stanotte- questo cielo buio ma non oscuro e penso che alla fine va tutto bene. voglio vedere solo il buono che c'è, in questa settimana appena cominciata- godermi ogni sera fuori, ogni momento quieto, ogni affetto come qualcosa di unico, prezioso. non voglio dare per scontata questa vita un po' bislacca ma tanto piena, non voglio sprecare un singolo secondo di ogni giorno appresso a pensieri sterili e grigiastri, non voglio arroccarmi su posizioni di malinconie inutili che si portano dietro pesi non necessari, non voglio essere egoista e lesinare sorrisi e parole. questa settimana voglio essere acqua e non roccia.
on air: maximilian hecker - polyester
il post di Ginevra
cv cx clò.xsd hygft-
Ginevra è una micetta che ha preso possesso del giardino del mio condominio da circa quattro anni.
ogni tanto, come stanotte, di nascosto da mia madre la porto su in camera mia.
mi è saltata in braccio mentre scrivevo e si è interessata in modo inquietante alla tastiera.
la striscia che vedete sopra ne è il risultato.
E' quanto aveva da dirvi e io l'ho riportato fedelmente.
miao
on air: the strokes - automatic stop
stupidamente
voglio scriverlo adesso per ricordarmene quando non sarà più così -e adesso ho la necessità di fissare questa sensazione di tumulto improvviso che mi è calata addosso senza motivi apparenti. una finta quiete che sa mischiarsi nel sangue ad un tormento radioso, ad un senso che si allunga oltre il quotidiano, ad una fragilità che sibila attraverso ogni gesto -con le pause che diventano più lunghe dei movimenti e l'anima che ride di se stessa. voglio scriverlo adesso per ricordarmene per sempre; perchè è adesso che sono sospeso su tutto quello che non ho e che non so descrivere ma che solo in questi momenti si lascia ammirare. per un attimo sentire per davvero, come un'epifania inesorabile che ti dona d'improvviso miliardi prospettive sconosciute, infiniti colori, sfumature impercettibili che di colpo diventano una tonalità piena e viva -tutto come un raggio di luce che corre ad infrangersi verso un caleidoscopio. pianissimo ogni emozione scivola sulle ombre inermi e mi ricordo che so ancora emozionarmi -che so ancora amare, che so ancora trovare un tono lieve per i miei passi insicuri.
voglio dirlo: ci sono momenti come questo in cui mi pare di implodere mentre con mestizia lascio che ogni cosa mi trapassi, che la musica faccia il suo corso impietoso, che la paura non mi impedisca di offrire la mia pelle ai pensieri che violentandomi si intrecciano in figure infinite e assordanti.
vorrei prenderlo e conservarlo, questo momento, per potermelo poi dedicare quando ne ho bisogno -nasconderlo tra le righe, in ogni viso, nelle parole che arrivano improvvise e stupiscono, in note sconosciute, in un sms a cui quasi non so rispondere, in un pensiero fulmineo, in un commento al blog, in un verso riletto per la centesima volta, in un film leggero ma che lascia riflettere, in un attimo di quiete fra una battaglia e l'altra -in tutti quegli angoli nascosti in cui mi rammento sempre di gettare lo sguardo.
vorrei rimanere così, come fosse un nuovo pezzo di me che pian piano emerge e si fa strada nel groviglio del tempo passato e all'improvviso non sto più guardando ma sono parte di un tutto conosciuto che prima mi pareva lontano e ignoto. ma stanotte non lo è. all'improvviso -sono qui.
on air: elisa - eppure sentire (un senso di te)
piccoli piaceri di inizio inverno
una piccola nuvola solitaria in mezzo a un cielo gelidamente azzurro, dormire con due cuscini di traverso, rimanere ore a fissare Ginevra acciambellata sul mio letto, il mio plaid nuovo sulla pelle, burro di cacao sulle labbra fredde, riempire la vasca di bagnoschiuma speziato, quel film bellissimo guardato in silenzio in camera tua, la luna sul parco vicino casa, non mettere la sveglia, affrontare un esame difficile ma pieno di fascino, profumatissime spremute di arancia senza sosta, il treno che parte verso la stazione termini, un bagno caldissimo al momento giusto, la prima pagina del libro nuovo che sto leggendo - la prima traccia del mio nuovo cd, capitare su un blog sconosciuto e lasciarsi devastare anima e sensi -sentirsi inermi e incantati da un simile spettacolo, trovare il tempo per un pomeriggio con T, un esercizio in palestra che finalmente riesce benissimo, un the caldo bevuto vicino alla finestra, sciarpe colorate da cui farsi coccolare, giocare con la catenina che non tolgo mai, una nuova canzone scoperta per caso, l'attimo in cui al cinema si spengono le luci, dimagrire senza stare a dieta, drogarsi di cioccolata calda -e scegliere ogni volta un aroma diverso, allontanare tutti i pensieri brutti, parlare tanto e avere sempre cose da dirsi. silenzi leggeri, sfiorare, sperare, credere -in qualcosa o in qualcuno.
Ma sempre,prima o poi,se ne vanno..
[..]
Da me ci sono due porte, una per entrare e una per uscire. Rigorosamente divise. Dalla porta d' ingresso non si può uscire, e da quella d' uscita non si può entrare. Tutti seguono questa regola. Possono variare le modalità, ma tutti finiscono per andare via. C' è chi è andato via per sperimentare nuove possibilità, chi per risparmiare tempo. Qualcuno è morto. Fatto sta che non è rimasto nessuno. Tranne me, unico superstite. La loro assenza è sempre con me. Le loro parole, i loro respiri, i motivi canticchiati a bassa voce, aleggiano come polvere negli angoli di casa mia.
[..]
io cercavo qualcosa in loro. Non ha funzionato, e così se ne sono andate.
-Murakami Haruki-
on air: gotan project - la cruz del sur
the cats and me
il gatto potrebbe tranquillamente essere il migliore amico dell'uomo, semplicemente non lo ammetterebbe mai. ho imparato che non conta quanto tu possa essere bravo -è il gatto che decide la tua importanza. un gatto non sa usare mezze misure nelle sue scelte -o sei tutto o sei niente. ogni gatto è convinto di essere l'unico gatto. ad un gatto non verrebbe mai in mente di farti domande su qualcosa se quel qualcosa non interferisce con il suo mondo -ecco perchè non parlano. se i gatti potessero parlare scopriremmo che è difficile andare d'accordo con loro -esattamente come accade con alcune persone. sembra che i gatti non abbiano il principio di chiedere ciò che desiderano. ..ma certo che i gatti mangerebbero del pesce, ma a patto di non bagnarsi i piedi! il problema dei gatti è che mancano di riguardo. i cani ricevono un ordine e lo eseguono immediatamente, i gatti lo ricevono e lo eseguono con tutta calma. se un gatto è affamato una crosta di pane non lo soddisferebbe mai. penso che un motivo per cui ammiro i gatti è la loro perfetta abilità di precedere gli altri di almeno un palmo; alla fine sembrano che siano sempre al di sopra, non importa cosa stiano facendo o pretendono di fare..raramente li si vede sconfortati, non hanno coscienza e non si pentono mai, invidiarli segretamente è molto facile. un cane ha dei bisogni, un gatto interessi. molto spesso le donne ed i gatti fanno quello che vogliono -e gli uomini e i cani farebbero bene a convivere con ciò. i gatti non sono capaci di fare del male..essi fanno semplicemente delle scelte. odiare un gatto non è possibile, al massimo è invidia. non sei nessuno fino a quando non sei stato ignorato da un gatto. i gatti ci insegnano che non tutto nella vita ha necessariamente una funzione -al di fuori della loro.
[piove, sono giorni pessimi, il dolore ritorna come una scarica elettrica improvvisa e mi pare che non ci sia rimedio. piove, ma non sento più quelle gocce sottili e mi sembra di appartenere all'aria densa di questi giorni e il dolore c'è ancora ma mi pare di poterlo superare o perlomeno di poterlo vivere in modo sano. piove, ho imparato a dare un'importanza relativa a tante cose che prima mi sembravano fondamentali. piove senza dare tregua e la città è grigia e umida. piove e le strade diventano brutte e poco accoglienti mentre ogni passo pesa sempre più sul ginocchio dolorante. piove e non può fare altro, piove- è venerdì.]
on air: elisa - interlude
white rain
bello come una serata che non t'aspetti
bello come il treno, che sa fare sempre il suo dovere
bello come le gocce d'acqua sparse sul vetro a casaccio ma non senza una certa armonia
bello come il cunicolo di stradine e viottoli sempre più stretti di Salerno vecchia; con le mura che si chiudono ad arco sulla testa e quasi sembrano vive
bello come un tappeto di foglie verdi, rossastre e dorate che guidano i passi lenti verso i Giardini della Minerva; e sembra che qualcuno ci abbia buttato su una polverina argentata fatta di stelle sbriciolate ma che invece è solo una delicata pioggia londinese che lascia le cose come ricoperte da un ghiacciolo trasparente
bello come quei muri che portano su, fino alla salita di porta S. Nicola- che a momenti spariscono sotto un manto di foglie rampicanti di ogni colore dell'autunno e tutto sembra un maestoso mosaico bizantino
bello come la porta magica al centro di quel giardino nascosto e mai notato prima
bello come quella sciarpa che ti sta benissimo indosso
bello come ritrovarsi senza volerlo sulle rampe di S.Lorenzo- con la pioggia che rende i sanpietrini scivolosi ma scintillanti che ogni luce, ogni lampione e anche la luna riescono a specchiarcisi
bello come una confidenza imprevista che d'un tratto ti fa sentire meno alieno, che d'un tratto ti restituisce la voglia di allungare finalmente le luci su quei passi rimasti sempre incerti
bello come quando ogni persona è una nota perfetta che cade sul pentagramma e gli amici di sempre sono un valore aggiunto, silenzioso ma insostituibile
bello come quando crescere è anche cambiare pelle, sentire il cuore che batte in modo diverso -con un ritmo nuovo
bello come oggi.
ci sono giorni che diventano nitidi come una mattina perfetta -ci sono giorni che riprendono a essere bianchi e giorni che continuano a essere bianchi anche quando il sole tramonta. giorni in cui nella testa nevica e poi smette e rimane solo una grande quiete. giorni di progetti per finesettimana prossimi, di una sciarpa nuova, di un regalo- giorni in cui imparo, aiuto, invito, racconto, organizzo. giorni in cui bianco è semplicemente il contrario di nero; giorni bianchi, puri- senza nessuna macchia che riesca a sporcarli davvero.
on air: k's choice - believe
logica circolare
"il mio totale oblio e il mio assoluto disconoscimento di oggi non sono altro che la tua presenza assoluta e il mio assorbimento totale di ieri. quanto eri- tanto oggi non sei più. l'assoluta presenza a rovescio. l'assoluto non può essere che assoluto. una tale presenza può divenire soltanto una tale assenza. tutto- ieri, nulla- oggi.
il mio totale oblio e il mio assoluto disconoscimento non sono che l'eco (rafforzata!) del vostro oblio e del vostro disconoscimento- che voi mi riconosciate per la strada o meno, che voi chiediate o meno mie notizie. se voi non mi dimenticate come io vi dimentico è perché non mi avete mai subìta come io vi subivo. se non mi dimenticate assolutamente, è perché non c'è nulla di assoluto in voi, neppure l'indifferenza. io ho finito col non riconoscervi, voi non avete mai cominciato a conoscermi. se io ho finito col dimenticarvi, voi non avete neanche avuto abbastanza di me, dentro di voi, per dimenticarmi. che cosa significa dimenticare un essere? significa dimenticare quanto se ne è sofferto. affinché io, che ieri non conoscevo altro che voi, possa oggi non riconoscervi, è stato necessario che ieri non conoscessi altro che voi. il mio dimenticarvi è un titolo di nobiltà in più. un certificato del vostro valore di un tempo.
vendetta postuma? no. in ogni caso- non mia. qualcosa (una grande cosa!) si vendica per me e attraverso me. volete il suo nome che io ancora non conosco? l'amore? no. l'amicizia? neanche- ma siamo molto vicini: l'anima. l'anima ferita in me e in tutte le altre anime. ferita da voi e da tutti gli altri, eternamente ferita, che eternamente rinasce ed è, alla fine, invulnerabile. l'incurabile- invulnerabile."
[marina cvetaeva, le notti fiorentine]
se io ti incontrassi domani, in un posto qualunque, chissà se ti vedrei- se saprei ancora guardarti come ti ho guardata in tutte le nostre innumerevoli prime volte. chissà se ritroverei il coraggio di essere così spudoratamente sincero, chissà se riuscirei per una volta a mettere da parte le paure che hanno fatto ombra sulle pause più lunghe dei movimenti. chissà se il mio cuore riconoscerebbe all'istante quelle musiche nuove che imparava solo vedendo te. chissà se mi entusiasmerei ancora- per le stesse cose.
on air: jeff buckley - morning theft
un animale ed un contesto
quelli che non sanno tenere la bocca chiusa e però non ascoltano mai. quelli che si girano dall'altra parte, si tappano le orecchie e mettono la testa sotto la sabbia. chi non sa scegliere fra sì e no e rimane impantanato in una palude di perenni forse. chi non sa vedere oltre la superficie e crede di essere andato in profondità. quelli che non sanno perché non vogliono sapere, quelli che si beano della propria ignoranza e quelli che sono sempre altrove e mai qui. chi non ha mai un momento e chi te lo concede come se fosse un'elargizione. quelli che non perdono mai un secondo in spiegazioni ma poi pretendono di essere capiti. chi parla continuamente senza dire nulla e chi ha buttato i sogni nel cesso ed è sempre pieno di amarezza. quelli che si credono dio ma poi non credono in nulla, nemmeno in dio- quelli che calpestano ogni cosa. quelli che fuggono solo per il gusto di farlo, senza avere un posto in cui scappare; quelli che non hanno mai una parola gentile e quelli che hanno paura delle poesie. chi punta il dito ma non tollera una critica- quelli così pieni di nulla che con il nulla costruirebbero castelli e città. quelli per cui conta solo l'apparire e che sono terrorizzati dall'essere. chi non accetta le proprie debolezze, chi le ostenta come se fossero l'unica cosa che possiede e chi ne fa un'arma affilata. quelli che mettono paletti e distanze di sicurezza, quelli che non ti guardano mai negli occhi, quelli che non tollerano un cedimento, quelli che non si spostano di un millimetro. chi si approfitta e chi fa pesare gli errori in modo esagerato e gratuito. quelli che hanno sempre una motivazione valida e la coscienza pulita, quelli che giustificano tutto con la paura, quelli così distratti che proprio non se ne accorgono- mai. quelli che non sopportano un minuto di pace, quelli che credono di aver trovato la via e lo dicono con un'aria di superiorità. chi non vuole trovare gli strumenti, chi non sa più perdersi, chi ha paura di pensare.
on air: nine horses- the banality of evil
old boy
quando ero ragazzo contavo gli anni; soprattutto contavo, aiutandomi con le dita, quanti anni avrei avuto nel capodanno del 2000- che poi perchè a capodanno non si è mai capito. anzi, gia sarebbe da capire perchè il 2000, ma questa è un'altra storia. quando ero ragazzo non pensavo di essere ragazzo; non lo penso nemmeno ora, ma adesso, però, mi girano i coglioni. una volta, quando ero ragazzo, mi misi in testa di contare tutti i morti. quando ero ragazzo tante cose nemmeno esistevano; in effetti esistevano eccome, era solo un trucco da quattro soldi. quando ero ragazzo avevo un mucchio di rogne e una scelta di vestiario limitata e limitante. quando ero ragazzo non ero una ragazza. quando ero ragazzo facevo dei salti grandissimi che si vedeva tutto e io ridevo un sacco. quando ero ragazzo tu non c'eri. quando ero ragazzo piangevo quando mio padre se ne andava di casa; adesso funziona al contrario. quando ero ragazzo ero vergine. quando ero ragazzo il mondo era un postaccio prevedibile; ora è andato tutto a puttane e nessuno sembra sapere con certezza cosa cavolo sia successo- la realtà è che tutto questo non significa un bel niente. quando ero ragazzo credevo che da qualche parte nel mondo c'era un gattino mezzo vivo e mezzo morto chiuso in un armadio; e credevo anche che la vita era qualla cosa che ti capita quando sei vivo- e perciò tanto vale godersela. quando ero ragazzo mi piacevano un sacco di cose. quando ero ragazzo le caramelle erano sul serio più buone. quando ero ragazzo col cavolo che dormivo fino a mezzogiorno ogni sabato. quando ero ragazzo certe emozioni erano violente- adesso, a volte, lo sono ancora di più. quando ero ragazzo pensavo a come sarebbero state le cose da grande- e lo sto ancora pensando.
on air: k's choise - not an addict
Relatività
- Ma mio zio ha tre macchine, te lo giuro su Dio!
- Non si giura su Dio, A.! Non si tira in mezzo Dio per delle cavolate!
- Ma non è una cavolata, è vero!
- Non intendevo… volevo dire, per delle cose poco importanti.
- Eh, poco importanti… La macchina E’, importante!
- !!!
- Voglio vedere te, se poi devi andare sempre a piedi…
negli ultimi tempi mi capita spesso di avere la sensazione di regolarmi su parametri di comportamento o di valutazione devianti rispetto a quelli degli altri. ed è incredibile come improvvisamente tutto sembri coerentemente avvalorare una simile ipotesi.
ricordo che durante le ore di filosofia al liceo mi ero trasformato in un punto esclamativo trovando conferma del fatto che ogni percezione è per definizione vera. Dato che la realtà non può che essere per chiunque soggettiva, le sensazioni che scaturiscono dal mio contatto con essa devono essere per forza veritiere, reali e, quindi, in qualche modo, corrette. forse a causa di questo trauma emotivo, al di là delle considerazioni logiche e razionali che drammaticamente occupano gran parte del mio spazio mentale da sempre, non ho mai davvero messo in dubbio la appropriatezza delle mie sensazioni, perlomeno di quelle che guidano i comportamenti istintivi e automatici.
poi, a volte, come ora, succede qualcosa di preoccupante. si presenta inizialmente sotto forma di una specie di scherzo, un evento sconcertante in cui un considerevole numero di individui (per essere esatti, il numero in questione deve essere uguale o superiore a tre, secondo me) con la disinvoltura proveniente dal savoir faire delle persone scafate, oppone un muro di riprovazione (talvolta mista ad una sorta di indifferenza) davanti ad un comportamento per me del tutto normale, tanto che neppure ci avevo fatto caso.
in quel momento, per usare un eufemismo, inizio a sentire che qualcosa mi sfugge, qualcosa che non combacia, nelle mie abituali interazioni col mondo esterno. il confine tra educato e maleducato, conveniente e inopportuno, più generalmente tra giusto e sbagliato, perde di spessore. penso che evidentemente ciò che devo fare è sforzarmi di analizzare, momento per momento, l’applicabilità di queste qualità alle situazioni che mi si presentano. se una cosa per me così routinaria e scontata, agita in buona fede e senza pensarci troppo, può risultare così sconveniente (perché invariabilmente, ed è l’aspetto peggiore della faccenda, finisce per sembrare tale anche a me), mi dico, chissà quante altre lo saranno state -o potrebbero esserlo- senza che io me ne sia accorto.
da lì, comincio a fare un sacco di casini.
lo stress del rimettere tutto in discussione comporta uno stato di allerta tale che, in svariati momenti, non posso resistere alla tentazione di mandare tutto a puttane; quello stesso stress che diviene dramma quando suddetta pratica di autoimpatanamento logico si sposta a due singoli individui. e allora i comportamenti diventano follia, le analisi una zelo inutile e fastidioso e una genesi corretta di interazione un'utopia troppo alta da raggiungere. ma allora provo a fermarmi e ingenuamente mi domando: può mai essere che abbia una affinità intima con la tristezza della gente?può esistere un'intesa episodica che sparisce con il buon umore, rendendomi d'un tratto non più necessario? e allora succede che inizio a fare una serie di cose strane che sembrano non appartenermi più (tutto ormai si è addensato su una zona di confine tra me e l’esterno, la zona del comportamento per prove ed errori) e mi sembra di perdere ogni forma di controllo nella gestione del mio rapporto con il mondo. come avere in mano un fascio di palloncini, lasciarne inavvertitamente andare uno, su, su, poi un altro e così via, finendo con lo spalancare la mano e lasciarli volare tutti via.
generalmente, toccato il fondo, poi si ricomincia daccapo.
come si ricompongano le cose, e riappaiano più o meno tutti i palloncini tra le tue mani, però, mi sa che rimane un mistero.
on air: silent hill 2, original soundtrack - promise
sono una persona semplice- non so fingere che qualcosa mi piaccia, se mi annoio mi viene subito il muso, se sono contento mi brillano gli occhi e i sorrisi si moltiplicano. mi appassiono in modo quasi ingenuo alle cose che amo; mi emoziono quando qualcuno mi scrive, posso commuovermi quasi per parole che ritengo sincere. sono capace di ascoltare per ore la stessa canzone o lo stesso album- se quella canzone o quell'album smuovono qualcosa dentro. non credo che semplice e banale siano sinonimi- anzi, vedo più banalità nella pretesa di voler dire cose importanti o voler essere più di quello che si è. io sono così come appaio: e non me ne vergogno né me ne vanto- lo sono e basta. spesso succede che trovo nello specchio un nemico atroce o, peggio, negli occhi e nei pensieri di chi mi sta attorno; ma va bene così, sto imparando che un quantomai calibrato e ben indirizzato "fanculo" non è per nulla fuoriluogo. mi innervosiscono le persone che si autoincensano e pure quelle che si denigrano, perché un minimo di equilibrio è necessario dopo una certa età. in questo momento della mia vita detesto gli esistenzialisti estremi, i radical chic, gli artistoidi, i presenzialisti e i finto fricchettoni figli di papà- categorie che ho sempre detestato, ma mai in modo così feroce.
ma questo è anche un momento della mia vita in cui sto lentamente accorgendomi di quanto mi basta poco e di quanto quel poco è nettamente al di qua di dove arrancavano troppo spesso i miei sguardi. mi basta una serata come quella di oggi, seduto sul porticato di una stradina che ha saputo rimanere identica a se stessa, con persone fidate e davanti una birra interminabile incurante del viavai di gente ed anche dell'aria fascinosamente londinese che di colpo poi si è trasformata in violenta pioggia. mi basta questa mia prova di resistenza, questo restare in piedi nonostante un periodo tortuoso, mi basta la soddisfazione di dirmi: bravo, sono fiero di te! e mi basta anche tutto quello che non c'è, se poi guardoi quello che c'è e mi pare il segreto piu bello del mondo.
e mi basterà, alla fine, una settimana che correrà via e venerdì sarò di nuovo a roma- mi basta partire per uno o forse due giorni e poi tornare. mi basta andare lontano e vedere se sono ancora capace di perdermi. mi bastano i miei libri, la musica, i sorrisi delle persone a cui voglio bene; mi basta la notte e i giorni ancora luminosi, mi basta la libertà, la poesia, questa vita ondivaga a cui mi sono oramai affezionato, mi basta anche questa assenza di sentimenti importanti che non è più una griglia struggente attorno all'anima. mi basta camminare camminare e camminare, scrivere senza preoccuparmi che sia bello o brutto, interessante o meno; mi basta questa quiete passeggera e vagamente irresponsabile.
on air: muse - starlight
so far away
molte cose sembrano non esistere più in questo fine Settembre di carneficina consumata. sembra non esistere più la tensione snervante di una sessione d'esami troppo a lungo temuta e demonizzata; sembrano non esistere più confini conosciuti ne tantomeno odori familiari, ma solo spazi vergini che di colpo diventano sconfinati; sembrano non esistere più quelle certezze così rassicuranti che invece diventano pelle vecchia, pelle da muta che lentamente si scrolla di dosso; sembra non esistere più quella voglia di avere un posto in cui poter tornare- esiste piuttosto un'indole nomade che si fa spazio prepotentemente; sembra non esistere più quella cocciuta determinazione a restare, chiudendo gli occhi e buttandomi a capofitto senza sapere; non sembra esistere più, ecco, quella dannata voglia di sapere; sembrano non esistere più certi legami.
ma ho anche il tempo di ripensare ad un film visto l'altra sera: "nuovomondo". mi piace soprattutto ripensare a quelle persone che viaggiavano inseguendo il sogno di una vita migliore senza paura di una rinascita, di un taglio netto con quel poco che c'era prima [e pure se dietro uno si lascia miseria e una vita di schifo non deve essere facile, perché ci si affeziona ai propri dolori e alle proprie ferite. sono note, fanno meno male. sono note, fanno meno paura]. io, invece, domani parto per Roma- e magari, partire aiuterà davvero- per conquistare il mio nuovomondo così vicino.
tra le tante cose che sembrano non esserci fa capolino questa voglia di partire. a volte ripenso a questo desiderio paralizzato, soprattutto quando mi chiedono: e non ti sentirai solo? ci penso tra me e me, ma poi scuoto la testa e no, non mi sentirò solo: è difficile che mi senta solo- triste, malinconico e incattivito sì ma solo, mai. è che a volte penso di essere davvero una persona inadatta a stare in mezzo agli altri: quando ho bisogno di silenzio, quando ogni parola di troppo mi pare pesante, quando ogni domanda mi sembre importuna. in questo periodo come non mai non ho radici e mi sembra di non appartenere a nulla- andare via, per un po', è semplicemente avere un posto in cui tornare.
on air: arctic monkeys - departure lounge
esiste che
esiste che chi vaga solo mendicando amore raccoglie solo dolore. esiste chiedersi se esiste il vero amore e che mi sembra inutile. esiste che odio fare finta di scherzare e ridere quando mi viene solo da piangere e chissa' se esiste davvero la luce. esiste che qualcuno ha speso la vita per trovare l'amore e poi l'amore ha trovato lui. esiste che le stesse scene si ripetono- non è così per noi, ma è così per me. esiste che odio tutti i giorni che ancora vogliono dividerci. e chissà se esiste davvero la vita; forse è un sogno nel sogno di una pena infinita. esiste che nel dubbio che ti logora da dentro e nelle voci i suoni diventano tutt'uno con il tuo andare. esiste che non controlli più le tue emozioni e figurati le reazioni. esiste che due persone sbagliano a volte qualcosa e poi fanno a gara per chiedersi scusa. esiste che ti ho perso e non so dove e poi ti ho ritrovato chissà come. esiste che qualcuno ha un nodo così stretto che non gli esce neanche una parola. esiste che se un giorno trovi un grande amore non te ne frega niente neanche di morire. e chissà se io esisto. e che esisti tu qualcuno potrebbe non crederci. esistono tutti i miei sbagli ed esisti tu, il mio orgoglio che può aspettare- e poi esiste anche che non riesco ad arrendermici. esiste che il tuo posto forse non è questo e non è neanche giusto che te ne accorgi adesso, quando niente ormai è uguale a prima- e le parole su di noi si dissolvono come neve. esiste che mi spengo. hai vinto.
e poi esiste che anche quando c'è più dolore non trovo nessun rimpianto. esiste una strada che spero di pace, esiste tutta la libertà del mondo. esiste quello che ancora non esiste ma che viverlo sarà il segreto più bello del mondo.
on air: matthew herbert- you're unknown to me